Fratelli d'Italia


..."E' il dominio della paura. E per agire sulla paura ci vogliono tempi assai stretti, ansia, affanno, capacità di condizionamento (della maggioranza, oltre e prima ancora dell'opposizione). Nasce di qui l'idea di anticipare a luglio e in decreto la Finanziaria 2009. Sembra un'idea geniale. E i cretini, a partire da quello che si definisce "il maggior quotidiano italiano", gli vanno dietro. Meno di sette minuti per approvare la manovra in Consiglio dei ministri. Solo 60 giorni per il voto definitivo in Parlamento: dal 25 al 24 Agosto. Ma i 60 si ridurranno a 40, perchè nessuno mai riuscirà a far sedere nelle Camere i deputati e senatori italiani dopo il 5 o 6 Agosto.
E così comincia la storia di una legge che cambierà in profodità la costituzione materiale del paese..."
dal Manifesto, 22 Luglio 2008, "Colpo al cuore della Stampa" di Giancarlo Aresta

Con 323 sì e 253 no la Camera ha votato la fiducia sul maxiemendamento alla manovra. La manovra ammonta a circa 36 miliardi per il triennio 2009-2011. Ecco alcuni dei tagli previsti:

Contratti pubblici
Taglio di 400 milioni dei fondi accantonati dal maxiemendamento ai rinnovi dei contratti pubblici per il triennio 2009-2011, che dovrebbero scendere da 2.740 a 2.340 milioni. A nulla è servita la pronta smentita dal sottosegretario all´Economia Giuseppe Vegas, il "giallo" ha già messo in allarme i sindacati. L´allarme è condiviso da tutte le organizzazioni, che parlano ormai apertamente di mobilitazione e sciopero del settore a settembre. “Lo scopo ultimo della manovra è quello di smantellare i servizi pubblici per privatizzarli”, ha commentato Carlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica Cgil, ”lo sciopero, per difendere i diritti dei lavoratori e dei cittadini, sarà dunque inevitabile”.

Tagli ai ministeri
Nel maxiemendamento, inoltre, aumentano i tagli ai ministeri. Arriva, infatti, una nuova sforbiciata di 300 milioni di euro per il 2009, che nei due anni successivi salgono a 400. Nel 2009 la riduzione aumenta da 8,435 miliardi a 8,135. Nel 2010 sono poi previsti tagli per 8,93 miliardi e nel 2011 15,51 miliardi. A rimetterci maggiormente sarà il ministero dell´Economia, sul quale pesano diminuzioni da 2,96 miliardi nel 2009. Segue lo Sviluppo economico con 2,25 miliardi (4,31 nel 2011), le Infrastrutture con 519 milioni il prossimo anno (770 nel 2011), la Difesa con 503 milioni nel 2009 e 834 nel 2011, l´Istruzione con 447 milioni (790 milioni nel 2011) e l´Interno con 413 milioni il prossimo anno e 798 nel 2011.

Sanità
Per quanto riguarda la sanità, invece, il Governo ha presentato due emendamenti che prevedono una stretta sulle esenzioni sanitarie e sulle prestazioni realizzate da strutture private in convenzione. Con un emendamento all´articolo 60 del decreto ha cancellato i ticket sanitari da 10 euro per il 2009, scaricando sulle Regioni l´onere di trovare le risorse per la copertura economica del loro gettito. Un secondo emendamento dà invece il via libera alla liberalizzazione dei "servizi pubblici locali di rilevanza economica". I tagli, dunque, saranno pari a circa 7 miliardi di euro, e rischiano di mettere in crisi anche le regioni più virtuose. E´ a rischio sia l´assistenza sanitaria vera e propria sia la prevenzione, a cominciare da quella oncologica, con riduzione di posti letto in ospedale e taglio sugli organici dei medici. Tremonti si è detto disponibile a concedere 50 milioni per la copertura dei ticket, ma in precedenza ne erano stati previsti 834. Non è un caso dunque se anche il governatore della Lombardia Formigoni, non certo avverso al governo in carica, abbia protestato vivacemente col ministro dell´economia.

Università
Tagli sono previsti anche per l´Università, e si moltiplicano negli atenei le mobilitazioni e i documenti di opposizione alla manovra approvati da numerosi senati accademici. Innanzitutto per i prossimi anni è annunciato un parziale blocco del ”turn over” dei docenti: solo il 20% dei pensionamenti sarà coperto dai vincitori dei futuri concorsi. Ci saranno poi ulteriori decurtazioni ai finanziamenti pubblici per gli atenei, con un taglio di circa un miliardo e mezzo nei prossimi cinque anni al Fondo di finanziamento ordinario per le Università. E´ inevitabile dunque che si prospettino ripercussioni sulle retribuzioni del personale, con scatti di carriera che da biennali diventano triennali. La legge n. 93 del 27 maggio del 2008, tra l´altro, prevede per il 2010 un taglio di oltre 450 milioni di euro alla voce “spese correnti” del Ministero dell´Università. E´ piuttosto probabile dunque che aumentino le tasse di iscrizione per gli studenti.

Sicurezza
La scorsa settimana poliziotti, agenti di custodia, forestali, carabinieri, finanzieri e rappresentanti di Esercito, Marina e Aeronautica si sono ritrovati insieme davanti a Palazzo Chigi, alla Camera, al Senato e davanti alle Prefetture di tutta Italia per protestare. Anche sulle forze dell´ordine sono infatti previsti tagli di circa tre miliardi di euro in tre anni. Entro il 2011 l´organico complessivo di forze dell´ordine e di difesa rischia di essere ridotto di 40 mila persone. Ci saranno problemi per la manutenzione dei mezzi, per la benzina, per l´acquisto di divise e di giubbotti antiproiettile, e saranno bloccati gli straordinari. Inevitabile, dunque, che ventitré sindacati, più i Cocer delle Forze Armate, per la prima volta tutti assieme, abbiano contestato vivacemente la Manovra.

Scuola
Tagli davvero consistenti riguardano anche la scuola. Sono previsti 7,8 miliardi in meno entro il 2012, così come sono previsti tagli al personale per 150.000 unità, di cui 100.000 docenti e 50.000 personale ausiliario, tecnico e amministrativo. Ma il decreto 112 cancella anche l´innalzamento dell´obbligo scolastico a 16 anni di età che era stato introdotto dal governo Prodi con la precedente Finanziaria. Il commento che è arrivato da Enrico Panini, segretario generale della Flc-Cgil è stato: Un "colpo di mano del governo sull´obbligo scolastico" che riporta l´orologio della storia agli anni ´50.

tratto da www.rassegna.it

E Repubblica di oggi titola :"Sull'inno è scontro Fini-Bossi".
Berlusconi e i suoi amichetti ci stanno mettendo in ginocchio e noi non riusciamo a parlare d'altro che di Bossi che offende l'Inno d'Italia come ha sempre fatto.



E per finire la mazzata finale. Quel poco che Prodi era riuscito a fare per noi precari viene buttato nel cesso.

dal Manifesto del 19 Luglio 2008
Ecco le leggi precarizzanti
Antonio Sciotto

Una gragnuola di leggi costruite per rendere ancora più precario il lavoro. Sarà più facile imporre le dimissioni alle lavoratrici in gravidanza, si riducono le pause, si potrà licenziare in cambio di un indennizzo. E, chicca delle chicche, si potranno avere apprendisti anche solo per un mese. Sono solo alcuni dei «capolavori» messi in cantiere dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi e dalla maggioranza di governo, che nel tourbillon di emendamenti alla manovra finanziaria in pochi giorni sta disfacendo diritti acquisiti in tanti anni. E poi alcuni li ritesse, come una tela di Penelope. E' di ieri infatti la notizia di una marcia indietro su due fronti, dopo le proteste di Pd e Cgil: l'obbligo di registrare il lavoratore il giorno precedente l'inizio d'attività, prima soppresso e oggi restaurato; il ridimensionamento del «voucher», o ticket a ore, limitato a studenti e pensionati e alle micro-imprese familiari. Ecco un piccolo vademecum delle contro-riforme sacconiane, contenute quasi tutte nel decreto 112 che compone la manovra. Le abbiamo ricostruite grazie alla guida di Claudio Treves, coordinatore del Dipartimento Politiche attive del lavoro Cgil nazionale.
I contratti a termine
Sui contratti a tempo determinato abbiamo due interventi diversi. Il primo, rappresenta un attacco simbolico all'articolo 18: si dispone infatti che nel caso in cui un'azienda abbia violato le causali per l'accensione di un contratto a termine, non scatti più l'assunzione a tempo indeterminato, ma l'imprenditore può chiudere la faccenda risarcendo il lavoratore con una somma che va da 2,5 a 6 mensilità di salario. Dall'altro lato, si interviene sul Protocollo welfare dello scorso anno in merito ai 36 mesi e all'obbligo di assunzione dopo un'unica proroga: la riforma prevede che possano derogare non solo i contratti nazionali, ma anche quelli territoriali o aziendali, senza però definire una scala gerarchica tra di essi. «Così si scardina - commenta Treves - un punto centrale del testo Cgil, Cisl e Uil sui contratti, dove si dice che gli ambiti del secondo livello devono essere stabiliti nel contratto nazionale».
Orari, pause e lavoro notturno
Oggi il riposo settimanale deve essere minimo di 35 ore consecutive; il governo introduce una norma che prevede il calcolo delle 35 ore su uno spazio più ampio, ovvero 14 giorni. «Si potrebbe configurare la lesione di un principio costituzionale - spiega il rappresentante Cgil - dato che la Carta parla di "diritto al riposo settimanale"». Dall'altro lato, si stabilisce per legge che le norme su riposi, pause, lavoro notturno e introduzione al lavoro notturno possano essere «derogabili a livello di contratto nazionale o, in assenza di specifiche disposizioni, anche a livello territoriale e aziendale». E dire che oggi, la gestione del lavoro notturno, con i presidi sanitari necessari, le esenzioni e altre possibili tutele, viene trattata con Rsu e Rsa: in futuro potranno essere scavalcate.
Le dimissioni volontarie
Viene abrogata la legge 188 del 2007, quella che rendeva valide le dimissioni solo se fatte su un modulo del ministero del Lavoro, con impresso un codice alfanumerico a progressione cronologica. Si poteva evitare così che il datore di lavoro imponesse la firma delle dimissioni in bianco, per utilizzarle poi a suo comodo quando una lavoratrice è in gravidanza, o quando il dipendente si infortuna o ammala per lunghi periodi. La tutela viene cancellata senza introdurre altri mezzi di contrasto. Sacconi ha spiegato che si semplificano così pratiche burocratiche farraginose.
Il job on call (lavoro a chiamata)
Vengono «resuscitate» le norme cancellate dal governo Prodi, relative al lavoro a chiamata. Già contenuto nella legge 30, il job on call non era mai realmente decollato. Il lavoratore può essere assunto offrendo la propria reperibilità ed essere chiamato alla bisogna: quando non lavora avrà un'indennità pari al 30% del salario. Se non offre la reperibilità, è pagato solo quando lavora.
La registrazione il giorno prima
Un emendamento aveva cambiato la legge introdotta l'anno scorso, che prevedeva l'obbligo per il datore di lavoro di registrare il lavoratore il giorno prima dell'inizio dell'attività, norma utile a contrastare il sommerso e l'abitudine di registrare i lavoratori solo quando si infortunano (o, peggio, muoiono): la modifica introdotta imponeva la registrazione entro 5 giorni dopo l'inizio dell'attività. Ma ieri il ministro ha fatto marcia indietro, e ha ripristinato la regola del giorno prima. La Cgil e l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano notano che «la mobilitazione paga», ma che «comunque bisogna vigilare».
Il voucher o «ticket lavoro»Il voucher è un buono che può essere emesso da Inps, agenzie interinali e dagli enti bilaterali aziende-sindacati. Serve a retribuire con una «paga globale»: dovrebbe essere di circa 10 euro, comprendenti oltre al netto tutti i contributi. Il governo lo voleva dedicare ai lavoratori stagionali dell'agricoltura, delle imprese familiari di turismo, commercio e servizi, e ai giovani under 25 che svolgessero lavori durante le vacanze. Il rischio è che inglobando tutto, il voucher cancella il contratto nazionale, ferie, malattia, sussidi di disoccupazione, etc. Un emendamento (ancora non chiaro nella sua formulazione) ha ristretto la platea: il voucher sarebbe così limitato a studenti e pensionati e alle micro-aziende. I sindacati Flai, Fai e Uila si dicono «parzialmente soddisfatti», ma evidenziano che «anche così c'è il rischio di lavoro nero ed elusione contributiva». Ancora, la Cgil, con Treves, si dice «contraria all'emissione dei voucher da parte degli enti bilaterali». A questo punto si prefigurano persino enti bilaterali separati, se Cisl e Uil saranno d'accordo nell'emetterli.
Appalti e indici di congruità
Si abrogano le disposizioni attuative sulla responsabilità in solido delle amministrazioni pubbliche rispetto alle aziende di appalto: sarà più difficile per il lavoratore individuare con chi rivalersi in caso di fallimento o «sparizione» della piccola impresa d'appalto. Abrogati anche gli «indici di congruità», quelle tabelle che stabilivano il numero di lavoratori minimo per una produzione o un servizio erogato, segnalando così possibili casi di sommerso.
L'apprendistato rapido
Il Protocollo Welfare aveva disposto una delega al governo per riformare l'apprendistato, «in intesa con Regioni e parti sociali». Il governo sta violando la delega, perché ha disposto la riforma da solo. Intanto non si prevede più un periodo minimo: potremo avere anche apprendisti per un solo mese. Poi si individua l'impresa come «luogo formativo per eccellenza», sottraendo la formazione alle Regioni. La stessa certificazione, non sarà più emessa dalle Regioni, ma dagli enti bilaterali.
Libro Unico e ispezioni
Viene istituito un unico libro che contiene tutti i dati relativi al lavoratore, come le ore di straordinario. Sarà molto più difficile per il lavoratore accedere a quanto lo riguarda: la busta paga potrà essere sostituita da una «copia della scritturazione sul Libro Unico», senza le voci dettagliate per calcolare subito eventuali ammanchi. Il Libro può essere aggiornato entro il sedicesimo giorno del mese successivo, e tenuto presso lo studio del proprio commercialista. Anche un ispettore del lavoro, così, potrà fare più fatica a reperirlo e non lo avrà immediatamente. Si prevede poi che potrà evitare le sanzioni sul lavoro nero un'impresa che, all'atto della visita ispettiva, non mostri la volontà di occultare chi è irregolare. Insomma, una «sanatoria preventiva».

1 commento:

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Ed eccomi qui dalla cara Fiordaliso a commentare l'ultimo scempio italiano. Che schifo...ma quando si svegliano i lavoratori? Cosa aspettiamo a ribellarci difronte a questa imperitura ingiustizia? Ma... ci pisciano in testa, dicendoci che piove.