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Adesso è la volta dei "barboni"...

In effetti piuttosto che schedarli tutti si fa prima a bruciarli!!! Così eliminiamo anche la puzza!
Deve essere più o meno questo quello che passa nella testa di chi cosparge di benzina un povero disgraziato o una tenda in cui vive una famiglia (magari rom!) e poi appicca il fuoco...Prima qualcuno annuncia che vanno schedati e poi qualcuno li brucia!!! Speriamo che Brunetta non decida che vanno schedati i precari...
Non si preoccupi Brunetta che tanto tra un po', grazie al suo interessamento, diventeremo tutti senzatetto e allora sì che potrà schedarci!!!
Il reato "d'ingresso e soggiorno illegale", il permesso a punti che si compra e la conoscenza dell'italiano come discriminante per poter venire nel nostro paese... mi viene voglia di andare a prendere una tanica di benzina e cominciare a dare fuoco a chi dico io ma senza schedarli preventivamente!!!

POLITICA (http://www.repubblica.it/)
Emendamento Lega al ddl sicurezza. E passa il permesso a punti per gli immigrati
Spetta ora al Viminale stabilire come dovrà funzionare l'anagrafe dei senza dimora
Arriva il registro per schedare i clochard
l'opposizione annuncia battaglia

di LIANA MILELLA ROMA -

Il democratico Casson, quando governo e maggioranza danno il via libera all'emendamento leghista (firmato Bricolo, Mauro, Bodega, Mazzatorta, Vallardi), lo ribattezza subito "il registro dei clochard" annunciando "un'opposizione durissima della sinistra contro un'inaccettabile schedatura degli homeless". Proprio così. L'aggiunta del Carroccio al ddl sulla sicurezza, approvato mercoledì notte in commissione Giustizia e Affari costituzionali e previsto in aula al Senato martedì 11, non lascia adito a dubbi. Recita il testo: "È istituito al ministero dell'Interno un apposito registro delle persone che non hanno fissa dimora". Toccherà al Viminale, "entro 180 giorni", stabilire come dovrà funzionare. Sarà il ministro Maroni, erede di Bossi alla guida della Lega, a decidere modalità e tempi del nuovo "censimento". L'eco delle polemiche, in Italia e in Europa, per quello sui rom non si è ancora spento, ed ecco che il partito del Senatur ci riprova, coronando con il registro dei clochard una serie di proposte capestro contro gli immigrati e sulla sicurezza urbana.
Doveva essere la legge che puniva con una pena da sei mesi a 4 anni chi entrava illegalmente in Italia. E che inaspriva il carcere contro i mafiosi (il 41bis). Questo pugno duro resta, pure con un testo bipartisan Pdl-Pd, che esaltano il Guardasigilli Alfano ("Tappa straordinaria del governo") e il presidente della commissione Affari costituzionali Carlo Vizzini ("Si ripristina il primato dello Stato"). Ma sul delitto di clandestinità Maroni fa marcia indietro per le pressioni della Ue e della Chiesa. Rimane il reato "d'ingresso e soggiorno illegale", ma punito con un ammenda da 5 a 10mila euro.
Colpirà tutti, chi arriva alle frontiere e chi sta già nel nostro Paese. Il dipietrista Li Gotti ironizza sui clandestini "che dovranno arrivare col bancomat" e su una "norma grottesca, di fatto inapplicabile". E già vede "la catastrofe nei tribunali".
Ma contro gli immigrati c'è ben altro. Il permesso a punti, con l'imprinting leghista, ma la delega al governo a fissare come si azzera se delinqui; la tassa di 200 euro per ottenerlo e l'obbligo di sottoscrivere un imprescindibile "accordo di integrazione". Poi il test linguistico per cui non si varcano i confini se non si conosce l'italiano ("perfino se sei uno studente" chiosa Casson). Dura la stretta su matrimoni e ricongiungimenti (niente bigamie) e soprattutto sulle espulsioni. Il governo impone la regola che, se l'allontanamento è inattuabile, comunque il clandestino, per ordine del questore, dovrà andarsene dall'Italia "entro 5 giorni". In compenso, su proposta del Pd, passa un duro inasprimento contro chi traffica in essere umani punito fino a 15 anni e a un'ammenda di 15mila euro per ogni persona trasportata.
In un ddl che dà poteri ai sindaci e ai prefetti sulla sicurezza urbana il governo infila multe salatissime (da 500 a mille euro) per chi a piedi o in auto getta rifiuti in strada. La Lega spunta anche un altro suo leit motiv, legalizzando le famose ronde padane. Gli enti locali "potranno avvalersi della collaborazione di associazioni di cittadini per cooperare al presidio del territorio". Adesso ci manca solo che possano usare pure le armi.

(7 novembre 2008)


CRONACA (http://www.repubblica.it/)
Gli danno fuoco mentre dorme in strada
in fin di vita clochard di Rimini


RIMINI - Ignoti hanno tentato di uccidere la scorsa notte un clochard a Rimini, dandogli fuoco mentre l'uomo dormiva su una panchina di via Flaminia dopo avergli versato addosso una tanica di benzina. Le ustioni su tutto il corpo si sono rivelate così gravi da imporne il trasferimento immediato al centro grandi ustionati di Padova, dove l'uomo versa in gravissime condizioni.
La sua identità non è ancora stata accertata: la polizia scientifica sta cercando di rilevarne le impronte per l'identificazione. Secondo un'ipotesi, potrebbe trattarsi del tarantino di 46 anni che da tempo staziona in città e almeno di vista è noto a molti. Ignote per ora anche le motivazioni del gesto sconsiderato.

(11 novembre 2008)

"Sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire noi..."

Con tutte le cose che stanno accadendo ritengo importante ricordare che il 6 ottobre del 1938, settant'anni fa, il Gran Consiglio (cioè il vertice massimo del fascismo, presieduto da Mussolini) varava un testo nel quale indicava nel dettaglio le linee della persecuzione razziale antisemita decisa dal regime. Me lo sono letto su Liberazione di ieri e credo che sia, purtroppo, molto attuale.

Avevo pensato di fare un elenco di tutte le brutte storie che ho sentito in questi giorni, il ragazzo picchiato dai vigili, il cinese pestato dai "bulli", discriminazioni di ogni specie verso il diverso... se ne è parlato molto ma la situazione non cambia se non in peggio. Ho letto poco fa sul blog de Il Russo un fatto che mi fa venire i brividi: A Trapani autobus soltanto per i “bianchi” e veramente non capisco più quanto ha senso parlare ancora.
Voglio lasciarvi una canzone di Giorgio Gaber...

Canzone dell'appartenenza

L'appartenenza
non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.

L'appartenenza
non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un'apparente aggregazione
l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.

Uomini
uomini del mio passato
che avete la misura del dovere
e il senso collettivo dell'amore
io non pretendo di sembrarvi amico
mi piace immaginare
la forza di un culto così antico
e questa strada non sarebbe disperata
se in ogni uomo ci fosse un po' della mia vita
ma piano piano il mio destino
é andare sempre più verso me stesso
e non trovar nessuno.

L'appartenenza
non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l'appartenenza
è avere gli altri dentro di sé.

L'appartenenza
è assai di più della salvezza personale
è la speranza di ogni uomo che sta male
e non gli basta esser civile.
E' quel vigore che si sente se fai parte di qualcosa
che in sé travolge ogni egoismo personale
con quell'aria più vitale che è davvero contagiosa.

Uomini
uomini del mio presente
non mi consola l'abitudine
a questa mia forzata solitudine
io non pretendo il mondo intero
vorrei soltanto un luogo un posto più sincero
dove magari un giorno molto presto
io finalmente possa dire questo è il mio posto
dove rinasca non so come e quando
il senso di uno sforzo collettivo per ritrovare il mondo.

L'appartenenza
non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un'apparente aggregazione
l'appartenenza
è avere gli altri dentro di sé.

L'appartenenza
è un'esigenza che si avverte a poco a poco
si fa più forte alla presenza di un nemico, di un obiettivo o di uno scopo
è quella forza che prepara al grande salto decisivo
che ferma i fiumi, sposta i monti con lo slancio di quei magici momenti
in cui ti senti ancora vivo.

Sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire noi.

Ma i precari non sono tutti uguali...

Legge 6 agosto 2008, n. 133
Art. 49.
Lavoro flessibile nelle pubbliche amministrazioni


1. L'articolo 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e' sostituito dal seguente:
«Art. 36 (Utilizzo di contratti di lavoro flessibile). - 1. Per le esigenze connesse con il proprio fabbisogno ordinario le pubbliche amministrazioni assumono esclusivamente con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato seguendo le procedure di reclutamento previste dall'articolo 35.
2. Per rispondere ad esigenze temporanee ed eccezionali le amministrazioni pubbliche possono avvalersi delle forme contrattuali flessibili di assunzione e di impiego del personale previste dal codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell'impresa, nel rispetto delle procedure di reclutamento vigenti. Ferma restando la competenza delle amministrazioni in ordine alla individuazione delle necessità organizzative in coerenza con quanto stabilito dalle vigenti disposizioni di legge, i contratti collettivi nazionali provvedono a disciplinare la materia dei contratti di lavoro a tempo determinato, dei contratti di formazione e lavoro, degli altri rapporti formativi e della somministrazione di lavoro, in applicazione di quanto previsto dal decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, dall'articolo 3 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, dall'articolo 16 del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 299, convertito con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451, dal decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 per quanto riguarda la somministrazione di lavoro, nonche' da ogni successiva modificazione o integrazione della relativa disciplina con riferimento alla individuazione dei contingenti di personale utilizzabile. Non e' possibile ricorrere alla somministrazione di lavoro per l'esercizio di funzioni direttive e dirigenziali.
3. Al fine di evitare abusi nell'utilizzo del lavoro flessibile, le amministrazioni, nell'ambito delle rispettive procedure, rispettano principi di imparzialità e trasparenza e non possono ricorrere all'utilizzo del medesimo lavoratore con più tipologie contrattuali per periodi di servizio superiori al triennio nell'arco dell'ultimo quinquennio.
4. Le amministrazioni pubbliche trasmettono alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica e al Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato le convenzioni concernenti l'utilizzo dei lavoratori socialmente utili.
5. In ogni caso, la violazione di disposizioni imperative riguardanti l'assunzione o l'impiego di lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni, non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con le medesime pubbliche amministrazioni, ferma restando ogni responsabilità e sanzione. Il lavoratore interessato ha diritto al risarcimento del danno derivante dalla prestazione di lavoro in violazione di disposizioni imperative. Le amministrazioni hanno l'obbligo di recuperare le somme pagate a tale titolo nei confronti dei dirigenti responsabili, qualora la violazione sia dovuta a dolo o colpa grave. I dirigenti che operano in violazione delle disposizioni del presente articolo sono responsabili anche ai sensi dell'articolo 21 del presente decreto. Di tali violazioni si terrà conto in sede di valutazione dell'operato del dirigente ai sensi dell'articolo 5 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286.».


Non mi piace piangermi addosso ma mi sembra che nessuno si ricordi di quelli come me.
Quelli che lavorano da sette anni in un ente pubblico ma, essendo l'ultima ruota del carro, non hanno avuto mai un contratto a tempo determinato e, automaticamente, non sono stabilizzabili. Non sono sola anzi siamo la maggior parte dei lavoratori degli enti di ricerca, ma nessuno sembra accorgersi di noi nemmeno i sindacati che giustamente si indignano sull'emendamento di Brunetta sugli stabilizzabili ma non hanno detto una parola o forse troppo poche quando il 6 Agosto è stata approvata la legge che ho riportato sopra e che non cambierà solo la mia vita. Mi piacerebbe andare a protestare domani con i sindacati e tutti i precari contro questi provvedimenti ma non so dove potrà portarci questa guerra tra poveri.
I concorsi vanno fatti e io in questi anni ne ho fatti diversi ma ci vorrebbe anche che qualcuno ci riconoscesse le nostre competenze e la nostra utilità e ci permettesse di vivere tranquilli.
Come traspare dal post sono esasperata!!

DDL 1441: Oggi precario, domani disoccupato”

Università e ricerca: il Governo si accinge a bloccare definitivamente tutte le stabilizzazioni


Quello che pubblico di seguito è il testo dell'emendamento con cui il Governo intende abrogare le norme sulla stabilizzazione dei lavoratori precari dell'università, della ricerca e di tutta la pubblica amministrazione.
Sembra che esista una nuova versione del testo che dovrebbe fissare l'entrata in vigore della norma, fortemente voluta dal ministro Brunetta, a meta' del 2009 e che "consentirebbe all'esecutivo di monitorare, nel frattempo, la reale dimensione del fenomeno, che attualmente e' sconosciuta"(per Brunetta).

A.C. 1441-quater
Emendamento all’Art.37


Dopo l’ART.37 è inserito il seguente:

“Art. 37-bis”
(Disposizioni in materia di stabilizzazioni)
Le risorse finanziarie di cui all’articolo 66, comma 5, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 6 agosto 2008, n. 133 e quelle destinate alle assunzioni a tempo indeterminato da parte delle amministrazioni pubbliche, di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, si intendono riferite esclusivamente alle procedure di reclutamento di cui all’articolo 35 del decreto legislativo n. 165 del 2001 ed alle eventuali progressioni verticali del personale fatto salvo quanto previsto dal comma 5. Sono abrogati l’articolo 1, commi 417, 418, 419, 420, 519, 529, 558, 560 e 644 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e l’art. 3, commi 90, 92, 94, 95, 96 e 97 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, fatte salve, fino al 31 dicembre 2009, le disposizioni speciali contenute nella normativa abrogata riferite al personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e a quello di cui all’articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215.
Alla data di scadenza dei relativi contratti le amministrazioni pubbliche di cui al comma 1 non possono in alcun caso proseguire i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e quelli di lavoro subordinato a tempo determinato in contrasto con la disciplina di cui agli articoli 7, comma 6, e 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Il divieto di cui al presente comma si applica anche ai contratti prorogati ai sensi dell’art. 1, comma 519, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e dell’art. 3, commi 92 e 95, della legge 24 dicembre 2007, n. 244; tali contratti sono risolti alla data di scadenza oppure, ove manchi il termine finale del contratto, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
Nel triennio 2009-2011 le amministrazioni di cui al comma 1, nel rispetto della programmazione triennale del fabbisogno e previa autorizzazione ai sensi dell’articolo 35, comma 4 del decreto legislativo n. 165 del 2001, possono bandire concorsi per le assunzioni a tempo indeterminato con una riserva di posti non superiore al 40 per cento dei posti messi a concorso per il personale non dirigenziale in servizio al 1° gennaio 2007 con contratto di lavoro a tempo determinato da almeno tre anni, anche non continuativi, o che consegua tale requisito in virtù di contratti stipulati anteriormente alla data del 29 settembre 2006 o che sia stato in servizio per almeno tre anni, anche non continuativi, nel quinquennio anteriore al 1° gennaio 2007 e per il personale non dirigenziale in servizio al primo gennaio 2008 con contratto di lavoro a tempo determinato che consegua i tre anni di anzianità di servizio in virtù di contratti stipulati anteriormente alla data del 28 settembre 2007.
Nel triennio 2009-2011 le amministrazioni pubbliche nel rispetto della programmazione triennale del fabbisogno e previa autorizzazione ai sensi dell’art. 35, comma 4 del decreto legislativo n. 165 del 2001, possono altresì bandire concorsi pubblici per titoli ed esami finalizzati a valorizzare l’esperienza professionale maturata dal personale di cui al comma 3 nonché in ragione dell’ attività lavorativa prestata presso pubbliche amministrazioni per almeno tre anni, anche non continuativi, nel quinquennio antecedente al 28 settembre 2007, in virtù di contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati anteriormente a tale data.
Per il triennio 2009-2011 le amministrazioni, nel rispetto dei vincoli finanziari previsti in materia di assunzioni, possono assumere, limitatamente alle qualifiche di cui all’ art. 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, il personale in possesso dei requisiti di anzianità previsti dal comma 3 maturati nelle medesime qualifiche e nella stessa amministrazione. Sono a tal fine predisposte da ciascuna amministrazione apposite graduatorie, previa prova di idoneità ove non già svolta all’atto dell’assunzione. Le predette graduatorie potranno avere efficacia non oltre il 31 dicembre 2011.
Nella programmazione triennale del fabbisogno rideterminata ai sensi del presente articolo e delle norme in materia di organici contenute nel decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito in legge, con modificazioni, dall’ art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2008 n. 133 le amministrazioni di cui al comma 1 prevedono le procedure di mobilità, i concorsi da bandire e le assunzioni da effettuare compatibilmente con i vincoli finanziari scaturenti dal regime assunzionale e con quelli relativi al contenimento della spesa del personale.

RELAZIONE ILLUSTRATIVA

La finalità della norma è quella di circoscrivere temporalmente l’intervento straordinario in materia di stabilizzazione e ripristinare il regime ordinario di reclutamento mediante procedure concorsuali pubbliche.

Il primo comma abroga le disposizioni in materia di stabilizzazione e tiene conto di alcune fattispecie speciali quali quella del personale del Corpo Nazionale dei vigili del fuoco e di quelle di cui all’ art. 23, comma 1, del decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215.

Il secondo comma richiama la inderogabilità delle disposizioni di legge che regolamentano i rapporti di lavoro a tempo determinato o di collaborazione coordinata e continuativa sottolineando la necessità di un rispetto rigoroso dei termini dei contratti.

I commi 3 e 4 dettano interventi di diversa portata e limitati nel tempo volti entrambi a valorizzare le esperienze professionali maturate all’ interno delle amministrazioni pubbliche.


La FLC Cgil, CISL e la UIL hanno fatto a riguardo un comunicato unitario molto deciso e anche l'Usi/RdB sta promuovendo molte iniziative per protestare contro questo emendamento.

E i precari di alcuni istituti si sono messi in vendita per pochi centesimi: Occasionissima! Vendesi su Ebay.it lavoratori precari della ricerca!



Questa non è una buona giornata per una precaria DOC come me...
Non è che fino a ieri ci fossero grosse speranze visto che fra l'altro io, come la maggior parte dei precari che lavorano al CNR, non rientro neppure nelle stabilizzazioni (pur lavorando al CNR da sette anni!!!) ma per lo meno grazie al governo precedente qualcosa si era mosso. Adesso vivo anche l’incubo che venga approvato il progetto di legge Brunetta che non solo cancellerebbe ogni possibilità di stabilizzazione del personale precario nelle pubbliche amministrazioni, ma cosa ancor più grave, stabilirebbe il principio di improseguibilità dei contratti atipici alla scadenza. Questo significa che a scadenza naturale dei contratti le pubbliche amministrazioni sarebbero obbligate a non riaffidare l'incarico alle stesse persone.
Tutto questo perchè? Pare evidente che questa legge voglia impedire a tanti lavoratori di aspirare ad un futuro stabile, alla possibilità di esigere una possibilità di programmare la vita propria e quella della propria famiglia.

Le belle bandiere

E' sempre più difficile interpretare quello che ci succede intorno e soprattutto è sempre più difficile trovare il modo di intervenire per cercare di cambiare le tante cose assurde e preoccupanti che questa società produce.

Nei giorni scorsi Erich Priebke, l'ex capitano delle SS, condannato all'ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine, è intervenuto in videoconferenza ad un concorso di bellezza che si è svolto a Gallinaro, località che si trova in provincia di Frosinone, a pochi chilometri da Cassino , in qualità di presidente onorario della giuria di Stars of the Year, il concorso di bellezza per le ragazze ciociare. Ha dichiarato che "mi avrebbe fatto piacere intervenire di persona e ringrazio gli organizzatori per l’invito che considero un atto umanitario".


Ieri a Milano è stato ucciso a colpi di sprangate Abdul William Guibre, un giovane italiano di 19 anni, originario del Burkina Faso. E' stato aggredito all'alba da due uomini con l'accusa di avere rubato una scatola di biscotti dal bar degli aggressori. Lo hanno picchiato, lanciandogli insulti razzisti: "Sporchi negri vi ammazziamo".


E noi che facciamo? Vogliamo veramente lasciare il mondo in queste mani? Pensiamo veramente che possiamo rimanencene arroccati nei nostri fortini ben nascosti dietro i nostri vessilli?
C'è bisogno di essere uniti, non dobbiamo permettere che nessuno rimanga da solo a lottare e a soffrire. Dobbiamo guardare avanti perchè sicuramente è lì la soluzione.

Per il 27 Settembre, l'area programmatica di Rifondazione Comunista "Rifondazione per la Sinistra" ha indetto a Roma un primo incontro con tutti coloro che pensano che in Italia ci sia bisogno di una sinistra forte che ricominci a lavorare unita e l'ha chiamato "Le belle bandiere".
Devo ringraziare chi a scelto questo titolo perchè mi ha spinto ad andarmi a leggere la poesia di Pasolini da cui è tratto e mi ha permesso di goderne perchè non la conoscevo prima.
La scrivo qua sotto anche se è lunga perchè credo che sia bello leggerla tutta.

I sogni del mattino: quando
il sole già regna,
in una maturità
che sa solo il venditore ambulante,
che da molte ore cammina per le strade
con una barba di malato
sulle grinze della sua povera gioventù:
quando il sole regna
su reami di verdure già calde, su tende
stanche, su folle
i cui panni sanno già oscuramente di miseria
– e già centinaia di tram sono andati e tornati
per le rotaie dei viali che circondano la città,
inesprimibilmente profumati,

i sogni delle dieci del mattino,
nel dormente, solo,
come un pellegrino nella sua cuccia,
uno sconosciuto cadavere
– appaiono in lucidi caratteri greci,
e, nella semplice sacralità di due tre sillabe,
piene, appunto, del biancore del sole trionfante –
diviano una realtà,
maturata nel profondo e ora già matura, come il sole,
a essere goduta, o a fare paura.

Cosa mi dice il sogno mattutino?
«il mare, con lente ondate, grandiose, di grani azzurri,
si abbatte, lavorando con furore uterino,
irriducibile,
e quasi felice – perché dà felicità
il verificare anche l’atto più atroce del destino –
sgretola la tua isola, che ormai
è ridotta a pochi metri di terra...»

Aiuto, avanza la solitudine!
Non importa se so che l’ho voluta, come un re.

Nel sonno, in me, un bambino muto si spaventa,
e chiede pietà, si affanna a correre ai ripari,
con un’agitazione
che «la virtù dismaga», povera creatura.
Lo atterisce l’idea
di essere solo
come un cadavere in fondo alla terra.

Addio, dignità, nel sogno, sia pur mattutino!
Chi deve piangere piange,
chi deve aggrapparsi alle falde delle vesti altrui,
si aggrappa, e le tira, e le tira,
perché si voltino quelle faccie colore del fango,
e lo guardino negli occhi terrorizzati
per informarsi della sua tragedia,
per capire quanto sia spaventoso il suo stato!

Il biancore del sole, su tutto,
come un fantasma che la storia
preme sulle palpebre
col peso dei marmi barocchi o romanici...

Ho voluto la mia solitudine.
Per un processo mostruoso
che forse potrebbe rivelare
solo un sogno fatto dentro un sogno...

E, intanto, sono solo.
Perduto nel passato.
(Perché l’uomo ha un periodo solo, nella sua vita.)

Di colpo i miei amici poeti,
che condividono con me il brutto biancore
di questi Anni Sessanta,
uomini e donne, appena un po’ più anziani
o più giovani – sono là, nel sole.

Non ho saputo avere la grazia
per tenermeli stretti – nell’ombra di una vita
che si svolge troppo attaccata
all’accidia radicale della mia anima.

La vecchiaia, poi, ha fatto
di mia madre e di me
due maschere
che nulla hanno peraltro perduto
della tenerezza mattutina
– e l’antica rappresentazione
si ripete
nell’autenticità
che solo sognando dentro un sogno,
potrei forse chiamare col suo nome.

Tutto il mondo è il mio corpo insepolto.

Atollo sbriciolato
dalle percosse dei grani azzurri del mare.

Cosa fare, se non, nella veglia, avere dignità?
È giunta l’ora dell’esilio,
forse: l’ora in cui un antico avrebbe dato realtà
alle realtà,
e la solitudine maturata intorno a lui,
avrebbe avuto la forma della solitudine.

E io invece – come nel sogno –
mi accanisco a darmi illusioni, penose,
di lombrico paralizzato da forze incomprensibili:
«ma no! ma no! è solo un sogno!
la realtà
è fuori, nel sole trionfante,
nei viali e nei caffè vuoti,
nella suprema afonia della dieci del mattino,
un giorno come tutti gli altri, con la sua croce!»

Il mio amico dal mento di papa, il mio
amico dall’occhio marroncino...
i miei cari amici del Nord
fondati su affinità elettive dolci come la vita
– sono là, nel sole.

Anche Elsa, col suo biondo dolore,
lei – destriero ferito, caduto,
sanguinante – è là.

E mia madre mi è vicina...
ma oltre ogni limiti di tempo:
siamo due superstiti in uno.
I suoi sospiri, qua, nella cucina,
i suoi malori a ogni ombra di degradante notizia,
a ogni sospetto della ripresa
dell’odio del branco di goliardi che ghignano
sotto la mia stanza di agonizzante
– non sono che la naturalezza della mia solitudine.

Come una moglie messa nel rogo col re,
o sepolta con lui
in una tomba che se ne va come una barchetta
verso i millenni – la fede degli Anni Cinquanta,
è qui con me, già leggermente oltre i limiti del tempo,
a farsi sgretolare anch’essa
dalla pazienza furibonda dei grani azzurri del mare.

E...
i miei amori di pura sensualità,
replicati nelle valli sacre della libidine,
sadica, masochista, i calzoni
con la loro sacca tiepida
dove è segnato il destino di un uomo
– sono atti che io compio solo
in mezzo al mare stupendamente sconvolto.

Piano piano le migliaia di gesti sacri,
la mano sul gonfiore tiepido,
i baci, ogni volta a una bocca diversa,
sempre più vergine,
sempre più vicina all’incanto della specie,
alla norma che fa dei figli teneri padri,
piano piano
sono divenuti monumenti di pietra
che a migliaia affollano la mia solitudine.

Attendono
che una nuova ondata di razionalità,
o un sogno fatto nel fondo di un sogno, ne parli.
Così me desto,
ancora una volta:
e mi vesto, mi metto al tavolo di lavoro.
La luce del sole è già più matura,
i venditori ambulanti più lontani,
più acre, nei mercati del mondo, il tepore della verdura,
lungo viali dall’inesprimibile profumo,
sulle sponde di mari, ai piedi di vulcani.
Tutto il mondo è al lavoro, nella sua epoca futura.

Ah, belle bandiere degli Anni Quaranta!
Pretesto al buffone per piangere.


Pier Paolo Pasolini (1922-1975)

Più armi più sicurezza?!


Se qualcuno mi chiedesse che cos'è che mi fa veramente paura risponderei le armi.
Mi agito pure quando passo davanti alla banca e c'è la guardia giurata con la pistola e i militari in città li ho vissuti con profonda angoscia.
«Vogliamo eliminare la paura - aveva detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa presentando il piano con il ministro dell’Interno Roberto Maroni -. Non abbiamo voluto aspettare a dare una risposta ad una legittima aspettativa dei cittadini. Nessuna persona perbene - aveva aggiunto rispondendo alle critiche dell’opposizione - ha mai avuto paura di un poliziotto, di un carabiniere o di un militare».
Ma allora come mai io ho paura? Forse non sono una persona perbene?


Vado a Roma giorni fa e, in uno degli angoli della città che più amo, vedo una jeep militare. A bordo un soldato che mastica chewingum e legge un giornale. Poco più in là, dall'altra parte della strada, un altro militare che imbraccia un kalashnikov...almeno credo. Un Kalashnicov?! Ma siamo matti?
« Una mattina mi son svegliato,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato
e ho trovato l'invasor...»

Quando una democrazia arriva a schierare l’esercito nelle strade è ancora una democrazia?
I militari in piazza servono a intimorirci, a tenerci chiusi in casa, a renderci sempre più paurosi e pronti a rinunciare alle libertà garantite dalla Costituzione.
E pensare che c'è chi si sente sicuro se ha un'arma sotto il cuscino o nel cassetto... Io non potrei entrare in una casa in cui c'è un'arma, mi infastidiscono anche i fucili da caccia da collezione!!!
Solitamente, quando si pensa ad un privato cittadino che è “costretto” a tenere una pistola nel comodino per paura dei furti, si pensa ad un uomo impaurito e poco incline a vivere serenamente. E invece una recente ricerca americana ci svela che i cittadini statunitensi più felici sono proprio quelli che hanno con sè una pistola. Nel Giugno 2008 con una sentenza storica e destinata a far discutere, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha confermato, rafforzandolo, il diritto individuale dei cittadini a possedere armi da fuoco. Duecentodiciassette anni dopo la scrittura del controverso "secondo emendamento" della Costituzione che nel 1791 garantì ambiguamente "il diritto di portare armi, al fine di mantenere una ben regolata milizia", e quasi settanta anni dopo un'altra sentenza della Corte Suprema che nel 1939 aveva messo in dubbio l'applicabilità universale e individuale di quel diritto, la solita, strettissima maggioranza di 5 voti contro 4 dei nove "Supremes" ha letto lo stesso articolo costituzionale in maniera assolutamente permissiva e rigorosamente letterale.
Si possono leggere e studiare scaffali di studi e ricerche per dimostrare che la diffusione capillare di revolver, pistole, mitragliette, fucili, non protegge, ma al contrario ferisce e uccide coloro che cadono nella tentazione di trasformarsi in pistoleri. Si può ricordare che sono molti più i caduti e i feriti innocenti, in casa e sul lavoro, i bambini trafitti nel classico incidente del "padre che puliva l'arma", le liti domestiche o di vicinato finite a revolverate anziché in tribunale o a schiaffi, di quanti siano i reati impediti o i criminali fermati da una pallottola. Non serve.
Per quanto mi riguarda non mi sentirò mai al sicuro difronte ad un uomo armato neanche con un'arma in mano.

Stato di emergenza


Venerdì 25 Luglio il Consiglio dei ministri delibera lo "stato di emergenza nazionale" per l'immigrazione.
L'emergenza su tutto il territorio nazionale è stata decretata - spiega l'esecutivo - per fronteggiare quello che viene definito un «eccezionale afflusso di cittadini extracomunitari». «Al fine di potenziare le attività di contrasto e di gestione del fenomeno - si legge nel comunicato stampa diffuso da Palazzo Chigi dopo il Consiglio dei ministri - il Cdm ha approvato, su proposta del ministro dell'Interno Roberto Maroni, l'estensione all'intero territorio nazionale della dichiarazione dello stato di emergenza». Lo stesso ministro, nel corso di una conferenza stampa, spiega: «Ho chiamato il capo dello Stato e gli ho inviato tutta la documentazione sul provvedimento approvato dal Cdm. È solo una proroga di una proroga già approvata sia da Prodi che da Berlusconi e dunque non c'e niente da enfatizzare, se non la strumentalizzazione della sinistra». Il ministro ha denunciato «un clamore infondato, senza motivo, una polemica basata su pregiudizi e falsità degna della peggiore politica italiana».
Il provvedimento del governo, rileva il Capo Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione Mario Morcone, consentirà "attraverso l'utilizzo di ordinanze di protezione civile, l'adozione di procedure accelerate per la gestione dei nuovi centri di accoglienza nonché interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria in strutture soggette a quotidiano degrado. Si tratta in sostanza - conclude Morcone - di continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto e che quest'anno avevamo sperato che si potesse limitare a tre sole regioni. A tutt'oggi ospitiamo su tutto il territorio nazionale 7.359 cittadini stranieri".

La dichiarazione dello stato di emergenza nazionale è prevista dall’articolo 5, comma 1, della legge 225 del 24 febbraio 1992, in base alla quale il presidente del Consiglio «delibera lo stato di emergenza, determinandone durata ed estensione territoriale in stretto riferimento alla qualità e alla natura degli eventi. Con le medesime modalità si procede alla eventuale revoca dello stato di emergenza al venir meno dei relativi presupposti».

Ma esiste veramente una emergenza?Per capire quanto la situazione sia gonfiata e quanto si grave questa dichiarazione di stato di emergenza vi invito a leggere «Sbarchi raddoppiati» Ma le cifre dicono altro di Eleonora Martini (il Manifesto, 26 Luglio 2008)e Lo stato d'emergenza: prove di democrazia autoritaria di Fulvio Vassallo (Carta, 28 Luglio 2008)


"Vedendo dormire in strada i figli dei migranti sfrattati dallo stabile in via Trencia a Pianura venerdì pomeriggio, viene da chiedersi qual è lo stato di emergenza nazionale cui fa riferimento il governo quando parla di pericolo immigrazione. Addentrandosi in quello che nel linguaggio comune non può che definirsi ghetto, ci si domanderà se non sono forse questi richiedenti asilo che vivono in Italia da anni e i loro figli bambini nati sul suolo italiano la vera emergenza."da Arrivano gli immigrati, rivolta ai Quartieri spagnoli di Ilaria Urbani (Il Manifesto, 27 Luglio 2008)

Ieri il commissario per i Diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, dopo una visita di due giorni in Italia, esprime forte preoccupazione per le misure di contrasto all'immigrazione e per gli atti di violenza contro i campi nomadi senza un'adeguata tutela da parte delle forze dell'ordine. Le forze dell’ordine capaci di compiere raid nei campi rom sparsi sul territorio, leggi adottate sulla scorta di pregiudizi razziali, prefetti dai superpoteri in contrasto con i principi dello Stato di diritto, pubblica sicurezza garantita col terrore poliziesco.
Maroni sceglie la comunicazione alla Camera per replicare duramente e schierarsi a difesa delle forze di polizia e parla di "falsità clamorose".


E ora le nostre città si riempiranno di militari per farci sentire più sicuri...
Credo in Italia stiano succedendo delle cose molto gravi e sento il silenzio più assoluto. C'è un clima di xenofobia e di razzismo e Hammerberg è stato fin troppo morbido. Dobbiamo mobilitarci da subito e far sentire la nostra voce.

Prendetevi le nostre impronte

NON TOCCATE I BAMBINI E LE BAMBINE ROM E SINTI
E’ già iniziata la schedatura e la rilevazione delle impronte digitali dei rom, minori compresi, nei campi rom con lo scopo di “censire” quanti vi risiedono. Una misura fortemente voluta dal ministro Maroni, nonostante l’indignazione con cui è stata accolta da gran parte dell’opinione pubblica.
Forti perplessità sulla legittimità di un simile provvedimento ha espresso anche il Commissario europeo ai diritti umani. Associazioni laiche e cattoliche, italiane e internazionali, intellettuali, artisti, giornalisti, politici hanno denunciato il razzismo di questa misura giudicata un grave vulnus della democrazia e della Convenzione per la tutela dei diritti del fanciullo. Un atto discriminatorio e persecutorio.
E’ necessario dare visibilità, anche con azioni simboliche, alla nostra indignazione.
E' stata un grande successo l'iniziativa organizzata Lunedì 7 Luglio, a Roma, in Piazza Esquilino, dall'Arci che ha promosso una "schedatura" pubblica e volontaria, raccogliendo le impronte digitali di tutte le persone che sono intervenute. Sono state raccolte oltre 3000 impronte che verranno inviate al ministro con un messaggio:
Prendetevi le nostre impronte
NON TOCCATE I BAMBINI E LE BAMBINE ROM E SINTI

L'Arci di Terni, nella convinzione che le attività culturali siano l'unica vera difesa contro la barbarie, decide di adottare l'iniziativa nazionale e lancia l'autoschedatura anche a Terni, da giovedì pomeriggio dalle 17 e 30 con l'inizio di Maree 2008.

In fondo al mare



"Il naufrago"
Giovanni Pascoli

Il mare, al buio, fu cattivo. Urlava
sotto gli schiocchi della folgore! Ora
qua e là brilla in rosa la sua bava.

Intorno a mucchi d'alga ora si dora
la bava sua lungi da lui. S'effonde
l'alito salso alla novella aurora.

Vengono e vanno in un sussurro l'onde.
Sembra che l'una dopo l'altra salga
per veder meglio. E chiede una, risponde

l'altra, spiando tra quei mucchi d'alga...

Chi è? Non so. Chi sei? Che fai? Più nulla.
Dorme? Non so. Sì: non si muove. E il mare
perennemente avanti lui si culla.

Noi gli occhi aperti ti baciamo ignare.
Che guardi? Il vento ti spezzò la nave?
Il vento vano che, sì, è, né pare?

E tu chi sei? Noi, quasi miti schiave,
moviamo insieme, noi moriamo insieme
costì con un rammarichìo soave...

Siamo onde, onda che canta, onda che geme...

Tu guardi triste. E dunque tua forse era
la voce che parea maledicesse
nell'alta notte in mezzo alla bufera!

Noi siamo onde superbe, onde sommesse.
Onde, e non più. L'acqua del mare è tanta!
Siamo in un attimo, e non mai le stesse.

Ora io son quella che già là s'è franta.
E io già quella ch'ora là si frange.
L'onda che geme ora è lassù, che canta;

l'onda che ride, ai piedi tuoi già piange.

Noi siamo quello che sei tu: non siamo.
L'ombre del moto siamo. E ci son onde
anche tra voi, figli del rosso Adamo?

Non sono. È il vento ch'agita, confonde,
mesce, alza, abbassa; è il vento che ci schiaccia
contro gli scogli e rotola alle sponde.

Pace! Pace! È tornata la bonaccia.
Pace! È tornata la serenità.
Tu dormi, e par che in sogno apra le braccia.

Onde! Onde! Onda che viene, onda che va...

Non sono mai stata una estimatrice di Pascoli ma da qualche parte ho letto questa poesia e mi ha dato il senso del mare in cui finiscono le vite di tanti uomini senza nome nè volto che sono partiti da chissà dove sognando una vita diversa e sono svaniti nel blu. Io amo il mare ma la prossima settimana quando finalmente sarò lì a contemplarlo non potrò non pensare a quanto siamo crudeli e senza cuore e a quanta rabbia mi fa l'ignoranza e l'indifferenza.

12 maggio 2008. Sessantasei immigrati clandestini tentano di raggiungere l'Italia su un barcone che va alla deriva per giorni. A bordo, 47 persone muoiono di fame e freddo. Vengono gettate in mare dai compagni. Altri tre sono ritrovate cadaveri nella barca, affondata nei pressi di Monastir.

IMMIGRATI: NAUFRAGA BARCONE NEL CANALE DI SICILIA, 5 MORTI
(ASCA) - Palermo, 6 giu - Un barcone con a bordo 32 clandestini e' naufragato ieri sera nel Canale di Sicilia, a circa 140 miglia da Lampedusa, provocando la morte di 5 extracomunitari. Ad avvistare, soccorrere e trasbordare i clandestini e' stato un motopesca della marineria di Mazara del Vallo che ha avvisato subito la Capitaneria di porto. I cinque cadaveri e i 27 superstiti, tra cui 7 donne, sono stati poi presi a bordo dalla nave della marina militare italiana 'Sirio' che sta facendo rotta verso Porto Empedocle (Ag).

IMMIGRATI: SOCCORSI 39 CLANDESTINI A LAMPEDUSA. RECUPERATI ALTRI 7 CORPI
(ASCA) - Palermo, 6 giu - Una motovedetta della Guardia Costiera ha intercettato e soccorso 39 clandestini che si trovavano, in difficolta', a bordo di un natante a circa 30 miglia a sud di Lampedusa. Intanto la nave della marina militare italiana 'Sirio', nel naufragio avvenuto ieri sera a circa 150 miglia a sud dell'isola pelagia, ha recuperato i cadaveri di altri 7 extracomunitari. Il numero dei clandestini morti sale cosi' a dodici.

Ancora tre dispersi, scomparso barcone con 24 persone
MORTI DI IMMIGRAZIONE
[POLITICA & SOCIETÀ] il manifesto del 08 Giugno 2008

«Siamo partiti mercoledì sera dalle coste libiche, eravamo più di cento, distribuiti su quattro barche». È il racconto dei 27 naufraghi tratti in salvo due giorni fa al largo delle coste libiche dal motopesca Ariete. Non appena giunti a Porto Empedocle con la nave Sirio della Marina Militare, che ha recuperato anche 13 cadaveri, gli immigrati hanno incontrato un funzionario e un mediatore culturale dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati. La ricostruzione dei superstiti, tutti somali, conferma che i corpi recuperati non appartengono allo stesso barcone sul quale viaggiavano, ma probabilmente a un'altra imbarcazione «gemella», sempre con 27 immigrati, che per alcune ore ha navigato con la loro. «A un certo punto - spiegano abbiamo anche avuto una collisione a causa del mare grosso e abbiamo raccolto tre persone finite in mare che erano sull'altro battello. Poi ci siano persi di vista». All'appello mancherebbero dunque tre dispersi, mentre mancano notizie dell'altro barcone con 24 persone. Secondo Fortress Europe, in 10 anni sarebbero morte nel Mediterraneo 2.600 persone.


IMMIGRATI: AFFONDA BARCONE DIRETTO IN ITALIA, 40 MORTI E 100 DISPERSI
(ASCA-AFP) - Il Cairo, 16 giu - Almeno 40 persone sono annegate e 100 risultano disperse dopo il naufragio di un'imbarcazione a largo della Libia. Secondo un agente di sicurezza egiziano, il barcone su cui viaggiavano gli immigrati era diretto in Italia.
Una quarantina di corpi senza vita sono stati recuperati dai soccorsi. Il barcone e' affondato poco dopo aver lasciato le coste libiche il 7 giugno, ha dichiarato una fonte dell'ambasciata egiziana di Tripoli. Finora si sono salvati due uomini, un cittadino del Bangladesh e un egiziano.
A bordo ci sarebbero stati 150 passeggeri, 50 provenienti da Zagazig (citta' del Delta del Nilo). (Piu'Europa).

IMMIGRATI: SOCCORSI 91 CLANDESTINI SU 2 IMBARCAZIONI A LAMPEDUSA
(ASCA) - Palermo, 16 giu - Proseguono gli arrivi di clandestini a Lampedusa e continuano le operazioni di soccorso delle motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. Oggi sono stati gia' due gli interventi, soccorrendo complessivamente 91 extracomunitari. Il primo e' avvenuto all'alba, a circa 30 miglia dall'isola pelagia, dove una motovedetta della Guardia Costiera ha soccorso 46 clandestini. Subito dopo, una motovedetta della Guardia di Finanza, a circa 50 miglia da Lampedusa, ha soccorso altri 45 clandestini, tra cui 13 donne e 7 bambini. In tutti e due i casi i clandestini sono stati trasbordati sulle motovedette e condotti a Lampedusa.

IMMIGRATI: SBARCATI ALL'ALBA 72 CLANDESTINI A LAMPEDUSA
(ASCA) - Palermo, 17 giu - Proseguono senza sosta gli arrivi di clandestini sulle coste siciliane. Anche oggi, all'alba, sono arrivati a bordo di un natante 72 extracomunitari, tra cui 7 donne e tre bambini, sull'isola siciliana. Con quest'ultimo arrivo il centro d'accoglienza di Lampedusa torna a superare il numero massimo di 800 presenze. Gia' da oggi dovrebbe iniziare il ponte aereo per alleggerire la presenza di clandestini nel centro d'accoglienza.

Sempre più precaria

Identikit del precario (ricerca dell'Ires-Cgil)
Sono giovani ma non troppo i precari di oggi con un’età media di 34 anni e un contratto medio dura circa sette mesi. A livello territoriale la maggiore concentrazione si riscontra in Calabria e nel Lazio, dove sono precari tre parasubordinati su quattro. Per quanto riguarda i redditi, la ricerca evidenzia come per i precari la media si attesti nel 2007 a 8.800 euro l’anno, con un incremento rispetto al 2005 del 4,8%, pari a 405 euro.

Allora forse io sono fortunata?! Guadagno qualcosa in più di 405 euro e qualche volta mi fanno anche dei contratti più lunghi di sette mesi. Però sono donna e ho 36 anni.... Cos'è questa cosa che mi stringe la gola? Perchè la sera mi rigiro nel letto per ore? Non mi sento fortunata.

Rapporto sui diritti globali 2008

Certo che siamo messi male e non vedo luce alla fine del tunnel.
Il ministro Sacconi va avanti per la sua strada verso un mondo dal quale io mi sento già fatta fuori...

Ave ave ave ave
avevamo versato il sangue
per una Repubblica fondata sul lavoro

Lode lode lode lode
lo deve sapere il popolo che ha perso dignità e diritti
per un piatto di lenticchie


(Ascanio Celestini, da Parole Sante)

Siamo tutti clandestini

"Paura del diverso e del contrario, di chi lotta per cambiare,
paura delle idee di gente libera che soffre, sbaglia, spera"(F. Guccini)




Pane e Coraggio
tratta dall'album "Lampo Viaggiatore" di Ivano Fossati

Proprio sul filo della frontiera
il commissario ci fa fermare
su quella barca troppo piena
non ci potrà più rimandare
su quella barca troppo piena
non ci possiamo ritornare.

E sì che l'Italia sembrava un sogno
steso per lungo ad asciugare
sembrava una donna fin troppo bella
che stesse lì per farsi amare
sembrava a tutti fin troppo bello
che stesse lì a farsi toccare.

E noi cambiavamo molto in fretta
il nostro sogno in illusione
incoraggiati dalla bellezza
vista per televisione
disorientati dalla miseria
e da un po' di televisione.

Pane e coraggio ci vogliono ancora
che questo mondo non è cambiato
pane e coraggio ci vogliono ancora
sembra che il tempo non sia passato
pane e coraggio commissario
che c'hai il cappello per comandare
pane e fortuna moglie mia
che reggi l'ombrello per riparare.

Per riparare questi figli
dalle ondate del buio mare
e le figlie dagli sguardi
che dovranno sopportare
e le figlie dagli oltraggi
che dovranno sopportare.

Nina ci vogliono scarpe buone
e gambe belle Lucia
Nina ci vogliono scarpe buone
pane e fortuna e così sia
ma soprattutto ci vuole coraggio
a trascinare le nostre suole
da una terra che ci odia
ad un'altra che non ci vuole.

Proprio sul filo della frontiera
commissario ci fai fermare
ma su quella barca troppo piena
non ci potrai più rimandare
su quella barca troppo piena
non ci potremo mai più ritornare.


Ritals
Parole e musica : Gianmaria Testa


Eppure lo sapevamo anche noi
l’odore delle stive
l’amaro del partire
lo sapevamo anche noi
e una lingua da disimparare
e un’altra da imparare in fretta
prima della bicicletta
lo sapevamo anche noi
e la nebbia di fiato alle vetrine
il tiepido del pane
e l’onta di un rifiuto
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto

E sapevamo la pazienza
di chi non si può fermare
e la santa carità
del santo regalare
lo sapevamo anche noi
il colore dell’offesa
e un abitare magro e magro
che non diventa casa
e la nebbia di fiato alle vetrine
e il tiepido del pane
e l’onta del rifiuto
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto



Seminatori di grano
Parole e musica : Gianmaria Testa

Seminatori di grano
sono arrivati che faceva giorno
uomini e donne all’altipiano
col passo lento, silenzioso, accorto
dei seminatori di grano
e hanno cercato quello che non c’era
fra la discarica e la ferrovia
e hanno cercato quello che non c’era
dietro i binocoli della polizia
e hanno piegato le mani e gli occhi al vento
prima di andare via
fino alla strada e con la notte intorno
sono arrivati dall’altipiano
uomini e donne con lo sguardo assorto
dei seminatori di grano
e hanno lasciato quello che non c’era
alla discarica e alla ferrovia
e hanno lasciato quello che non c’era
agli occhi liquidi della polizia
e hanno disteso le mani contro il vento
che li portava via

Storie di una pendolare

Vi ho già raccontato cosa vuol dire essere precaria e ora vi racconto cosa vuol dire essere pendolare. In realtà la cosa peggiore è essere precaria e pendolare.
Ci si alza presto la mattina per prendere treni che, nel 2008, sono ancora quelli di trent'anni fa. Spesso sono in ritardo e, anche quando sono in orario, si portano dietro quel tipico odore di freni surriscaldati e una nuvoletta di fumo nero (mi è capitato di vedere anche qualche fiamma ma fortunatamente sono riusciti a spegnerla!). Entrando si ha sempre quella bella sensazione di aver sbagliato treno e essere saliti su un carro bestiame. I sedili sono così sporchi e sfondati che c'è gente che si porta cuscini e teli per renderli più decenti. Io sono pigra, un po' bestiola e non amo andare in giro troppo carica così cerco semplicemente di scegliere il sedile migliore. I più fortunati non devono cambiare treno e possono pure farsi un pisolino ma c'è anche chi, come me, deve lottare con coincidenze e attese. 80 Km in due ore. E ora la situazione peggiorerà con l'avvento dell'alta velocità: potrò andare da Roma a Milano in tre ore ma ci metterò più di due ore a fare 80 Km!!!
Si dice che l'attesa sia lunga, noiosa. Ma è anche, in realtà, breve, poiché inghiotte quantità di tempo senza che vengano vissute le ore che passano e senza utilizzarle (Thomas Mann)

Il CENSIS ha reso noti qualche giorno fa i risultati di un'indagine sui pendolari italiani, commissionata dal ministero dei trasporti.
Come si vede dal grafico, il loro numero è in rapida ascesa:nel 2007 hanno superato quota 13 milioni, corrispondente al 22% dela popolazione residente e a ben il 33% della popolazione attiva. Insomma, un lavoratore su tre, è un pendolare.
I motivi di questo dilagare del pendolarismo sono abbastanza evidenti. Da un lato, i costi elevati delle case nelle grandi città spingono molte persone a stabilirsi nei comuni della "corona urbana"; dall'altro, la grande precarietà delle condizioni di lavoro porta ad accettare impieghi al di fuori del proprio comune se essi sono più sicuri.La distanza media percorsa dai pendolari è di circa 24 km al giorno (solo il 28% dei pendolari viaggia di più di così). Vi sembra poco? Questo significa che ogni giorno in Italia vengono percorsi 320 milioni di km per andare a lavorare! Inoltre la stragrande maggioranza delle persone viaggia sola su automobili private.
I sociologi del CENSIS sono preoccupati del fatto che il tempo passato in viaggio incida negativamente sulla produttività del lavoro. Sinceramente io sono più preoccupata per la mia salute mentale già duramente minata dalla mia condizione di precaria e, in secondo luogo, mi sembra assurdo che viviamo in un mondo in cui siamo costretti a fare tutti questi spostamenti. Ma quanta energia consumiamo ogni giorno? Quanta CO2 emettiamo? Il CENSIS non dice ad esempio che ogni giorno per questo motivo vengono emesse circa 60 mila tonnellate di CO2, pari a 15 milioni di tonnellate all'anno. Si tratta quasi del 12% delle emissioni nazionali di CO2. Se si potesse lavorare più vicino, saremmo già rientrati nei parametri di Kyoto!

Ho visto anche degli zingari felici


Ciò che sta succedendo supera le peggiori previsioni, l'assalto ai campi rom e il dispiegarsi popolare di ondate di razzismo con il via libera del governo fanno paura. Il fanatismo ha già preso o sta prendendo il sopravvento. La cosa più scioccante è vedere il popolo che ricorre all'incendio delle immondizie e dei campi rom con lo stesso “entusiasmo sovversivo”, con lo stesso populismo violento che degenera subito o ben presto nei “Boia chi molla!”.
Non si può aspettare nemmeno un minuto a ribadire la intransigente azione nonviolenta e respingere dalla prima parola una qualsiasi complicità o “comprensione”.

«Senza rom non c'è più sicurezza, solo fascismo»
Parla Alex Zanotelli, padre comboniano, che conosce bene il degrado di Ponticelli. Dentro e fuori il campo nomadi
Andrea Tornago
il Manifesto, 15 Maggio 2008

«Il governo ha una grande responsabilità per ciò che sta accadendo a Napoli: con il suo pacchetto sicurezza sta incitando al pogrom contro i rom e gli immigrati». Il padre comboniano Alex Zanotelli è indignato contro il governo e lo dice a gran voce.
Padre Alex, conosce il campo in cui vive la ragazza rom accusata di aver rubato una bambina?
Sono almeno cinque i campi rom nel quartiere dove è successo il fatto, per cui non so dirlo con esattezza. Ma bisogna innanzitutto porre l'intera questione all'interno del quartiere Ponticelli. È da oltre un anno che parliamo di questa tensione tra cittadini napoletani e i rom di quel rione di Napoli, una situazione molto grave. I napoletani sono estremamente tolleranti, e aggressioni come quelle accadute ieri non sono usuali in città. C'è una spiegazione però, ed è che Ponticelli è un quartiere che sta soffrendo, è uno dei quartieri periferici di Napoli dove c'è molta sofferenza, molta sofferenza umana, che rischia di degenerare in una vera e propria guerra tra poveri. Mentre bruciava il campo stanotte sono stati arrestati due napoletani che erano entrati per rubare dei generatori. Bisogna tener conto della composizione sociale di Ponticelli. A questo bisogna aggiungere la situazione che si apre con il nuovo governo di destra. Se noi non mettiamo insieme le politche di Berlusconi, il nuovo pacchetto sicurezza presentato da Maroni...è un clima che si sta respirando grazie ai giornali, alla televisione. Basta un fiammifero, e scoppia tutto.
È vero, come dicono in molti, che i rom hanno un rapporto problematico con i bambini, che non rispettano la loro specificità, il loro esser bambini?
Qui siamo come nel mondo di favole in cui i comunisti mangiano i bambini. È vero che il popolo rom ha degli aspetti culturali che a noi sembrano strani. Io dico che dobbiamo avere rispetto di ogni diversità culturale. Purchè vengano salvaguardati i diritti fondamentali dei bambini. Molte inchieste sull'argomento poi si sono rivelate non vere, ma i giornali non hanno ritrattato. È chiaro che è molto facile in povertà essere tentati di usare un bambino, di prostituirlo. Io posso capire, le ho viste queste cose. Ma bisogna anche dire che non riescono a trovare lavoro, non ho mai visto una situazione così brutta per i rom come a Napoli. Mi ricordo che quando hanno buttato fuori i rom da Casoria (nel novembre del 2005, ndr) al prefetto di Napoli ho detto: «solo a Korogocho ho visto situazioni del genere, nella distruzione delle baraccopoli. Non mi sarei mai aspettato di vedere scene simili in Italia».
Diceva della difficoltà di trovar lavoro. Fin dove arriva la camorra?
Bisogna proprio tener presente la presenza della camorra. Lo stesso chiedere carità, lavare i vetri, devono passare attraverso il permesso della camorra. Perchè di nomadi a Napoli tra i rom ce ne sono pochi, queste sono persone che vogliono lavorare, inserisi, avere un posto dignitoso dove stare.
Ponticelli è un quartiere operaio e di sinistra. Come si spiega che ci sia la camorra? Come si spiegano i cori «la lotta è dura e non ci fa paura» mentre si va ad incendiare le baracche?
È la stessa cosa che è avvenuta con il voto operaio per la Lega e per Berlusconi. In una nazione come l'Italia che è diventata ricca, quello che si chiede prima di tutto è la sicurezza, la sicurezza a tutti i costi. La sicurezza per chi ha. Con questa ricerca di sicurezza si ritorna all'individuazione del capro espiatorio. Rom, e immigrati. Il pacchetto sulla sicurezza di Maroni è di una gravità estrema. Se c'è una cosa di cui i governi oggi hanno paura, è la gente che si sposta. Perchè non li possono controllare.
Ma il governo deve stare molto attento, perchè rischia di far scoppiare questo pogrom contro i rom, perchè sono ritenuti i grandi criminali del momento. Fatti fuori questi, noi saremo in pace, e avremo sicurezza. Ricordiamo che nei campi nazisti non sono morti solo gli ebrei, moltissimi erano rom. Fanno parte di tutto questo mondo che dev'essere fatto fuori. È gravissimo. Domani lo dirò in faccia al governo».



Giuseppe Russo (Pd):«Sono io l'autore del manifesto. I rom? Portiamoli al Virgiliano»
Il consigliere regionale ha firmato l'affissione, criticata dal partito e dal governatore Bassolino, contro gli insediamenti nomadi a Ponticelli
Gimmo Cuomo
Corriere del Mezzogiorno, 16 maggio 2008

NAPOLI — Non cerca di nascondersi dietro un dito Giuseppe Russo, consigliere regionale del Partito democratico. Rivendica anzi un ruolo di primo piano nell'ideazione e nella stesura del manifesto intitolato «via gli accampamenti Rom da Ponticelli!», firmato appunto dal Pd. Ma l'esponente democratico si diffonde anche a spiegare il vero significato di una scelta forte che ha suscitato la reazione indignata del governatore Bassolino. Quest'ultimo ha, infatti, bollato il manifesto come «un messaggio sbagliato e inaccettabile perché vi sono limiti da non superare».
Dietro quel manifesto, insomma, c'è lei?
«Il manifesto è il frutto di una discussione avvenuta all'interno della sede del Pd di Ponticelli e, quindi, anche del mio personale contributo».
Risponda allora al governatore Bassolino che ha definito l'iniziativa «un pugno nello stomaco».
«Bassolino dovrebbe preoccuparsi di quanti pugni e quanti calci ha dato lui alla città di Napoli e, in particolare, a Ponticelli. Se c'è stato uno sconfinamento questo non è avvenuto a causa di un manifesto che ha rappresentato le continue, reiterate, inascoltate richieste per assicurare, soprattutto ai Rom, condizioni di maggiore civiltà. Se si è arrivati a tanto i colpevoli, oltre a quelli che materialmente hanno compiuto gli atti ignobili che conosciamo, sono anche tutti quelli che hanno determinato ritardi intollerabili ».
Viene spontaneo chiederle in che luogo si potrebbero garantire ai Rom condizioni di maggiore civiltà.
«Non amo le provocazioni, ma proprio dovessi farne una, direi che il parco Virgiliano presenta condizioni di accoglienza superiori a quelle offerte dalla periferie».
Cosa vede dietro la protesta?
«È stata una jacquerie, una protesta fine a se stessa da parte di chi non crede più alla possibilità di uno sbocco. È stata il frutto della disperazione di una comunità che non vede nessuna forma di Stato, né di tutela. È stata il frutto dell'insostenibilità di quotidiane e spicciole illegalità, ingigantita dalla paura del presunto rapimento della bimba che si è trasformata in una vera e propria psicosi. D'altra parte, la presunta rapitrice non era lì per caso, visto che l'abitazione della bimba aveva un cancello e un portone ».
Sembra di capire che considera questa vicenda un dramma con tanti colpevoli? «In un certo senso sì. Le responsabilità sono diffuse. Le hanno lo Stato, il Comune, la prefettura, i Rom stessi. Perché non sappiamo chi di questi ultimi lavora e chi no, chi ha diritto di restare e chi no? E questo nonostante l'azione generosa delle associazioni di volontariato che, tuttavia, non possono surrogare in nessun modo l'opera dello Stato».
Non avverte il rischio di essere accostato ad alcuni esponenti della Lega?
«Sono tra quelli che hanno sostenuto l'idea della moschea a Ponticelli. Battersi per costruire nel quartiere condizioni di civiltà e per creare uno spirito di comunità nel rispetto delle regole, non mi sembra una posizione leghista. Se poi si vogliono effettuare semplificazioni strumentali, non posso farci niente».
A scanso di equivoci vuole specificare meglio il suo giudizio sugli autori dell'assalto al campo Rom?
«Quanto è accaduto è di una gravità inaudita. A nessuno in uno Stato che si considera ancora di diritto, è consentito anche solo di pensare di farsi giustizia da soli».
L'episodio si poteva evitare?
«Quanto accaduto era ampiamente prevedibile e sicuramente evitabile e rappresenta senza possibilità di remissione la cifra di quindici anni di amministrazione segnata da ritardi, inadempienze, errori e promesse non mantenute. Peccato che nessuna delle anime belle che adesso rilasciano accorate dichiarazioni di sdegno abbia fornito uno straccio di risposta pur avendo in materia competenza certa. Sono pronto a un confronto pubblico con chiunque avverta la responsabilità di affrontarlo».







Viaggio in Romania

A Novembre scorso sono stata in Romania per lavoro e sono stata lì quasi un mese. Con un autista molto gentile ho fatto lunghi spostamenti in macchina che mi hanno permesso di avere un'idea dei paesaggi e della vita in Romania.
La campagna è di una povertà mai vista ma è molto bella. Sterminate pianure verdi (ogni tanto qualche discarica!) e bellissime montagne e la strada alberata che passa dentro i villaggi con la pavimentazione di terra e sassi e le casette colorate con i tetti di latta e recinti di legno. Calessi trainati da cavalli o asini con intere famiglie sopra, mucche, maialini, venditori di peperoni rossi o cavoli o carote, vecchie vestite di nero o ragazzotti in bicicletta. Insomma mi sembra brutto definire bella tanta povertà ma è così.
La prima tappa del mio viaggio è stata in una città sul delta del Danubio. Galati mi si e' presentata di fronte con un insediamento industriale da brividi: ciminiere alte e ciminiere larghe che sbuffano fumo bianco e nero. Eppure questa, che è sicuramente la città più povera e più brutta che ho visitato, è quella che mi è rimasta più nel cuore. Sona arrivata lì quando in Italia c'era stato l'omicidio della Reggiani a Roma per mano di un rumeno rom e arrivavano le dichiarazioni dei politici italiani come macigni a creare dei muri tra loro e me. La città era piena di negozi e locali dai nomi italiani. Marche italiane sconosciute vendevano prodotti a prezzi dieci volte superiori a quelli rumeni. Tutti sognavano di venire in Italia, prima o poi, perché "italiano" è uguale "bello". La mia interprete mi portava a pranzo in un ristorante che si chiama "Mamma mia" e mi faceva visitare negozi di scarpe che venivano direttamente dall'Italia (dopo qualche giorno le ho fatto capire che io venivo dall'Italia e ci sarei tornata presto!!) e aveva imparato l'italiano da autodidatta per amore del nostro paese. Tutti mi chiedevano che ne pensavo della situazione, perché sul sito del loro Ministero c'era scritto che era sconsigliato andare in Italia per i rumeni e ci tenevano che io sapessi che loro con i rom non c'entrano nulla. E io non sapevo come rispondere perché loro non erano arrabbiati, erano offesi, delusi, confusi. Ho provato veramente vergogna e rabbia, la stessa rabbia che provo ora nel sentire Maroni che descrive i suoi progetti di governo.

Per Nicola

Ho visto che molti stanno dedicando un post a Nicola e alla sua morte ingiusta e mi sento di farlo anche io.
Quanto è successo a Nicola è la concretizzazione di tutte le paure che provo quando sento parlare i leghisti come il sindaco di Verona. Mi chiedo che cosa sarebbe successo se l'aggressione fosse stata fatta da immigrati. Ci si è preoccupati come prima cosa di conoscere la nazionalità delle persone che hanno ucciso Nicola Tommasoli come se la condanna di un gesto del genere dipendesse dalla nazionalità di chi lo commette. Tutti ripetono ossessivamente la stessa cosa, tutti gli schieramenti, da destra a sinistra, chiedono: “una sentenza esemplare della magistratura”. Io sono stanca di sentire queste cose, stanca di sentire che basta che la magistratura elimini i rami malati perché la situazione sia risolta. E' una questione di potere. Questi ragazzi pensano di essere forti perché vanno in giro ad eliminare tutto quello che è diverso da loro ed è giusto punirli ma non si può non riflettere sull'origine di questi comportamenti.

Non si può fare


Ha vinto Berlusconi, la Sinistra è stata cancellata, la Lega è cresciuta in maniera impressionante.
Ho letto che il blog di Beppe Grillo è stato preso d'assalto da gente incazzata, gente che ha ragione. Ci ha detto che non dovevamo andare a votare perchè questi dinosauri "plurinquisiti" era ora che se ne andassero a casa e ci ha aiutato a consegnare l'Italia nelle mani dei più "plurinquisiti" tra i dinosauri.
Poi ci abbiamo messo del nostro:
Veltroni, con il suo voler andare da solo, non ha ottenuto nulla se non la scomparsa della Sinistra e la Sinistra, senza troppi entusiasmi e poco coraggiosa, si è fatta risucchiare.
Nonostante tutte le giustificazioni che posso trovare, comunque, continuo a non capire e a non farmene una ragione. E la cosa che proprio non mi va giù è di non essere rappresentata in Parlamento. Il pensiero che l'estrema sinistra parlamentare in questo momento sia la Bindi... e che seduti accanto a lei ci saranno i vari Calearo, Colaninno, Del Vecchio... non è possibile!!!!
E poi c'è la paura di quello che saranno capaci di fare il PdL e la Lega...
Spero solo che avremo la forza di reagire.

Che cos’è la precarietà?


Chi parla di precarietà parla di me e di quelli come me.
Lavoro da sette anni in un istituto di ricerca con i contratti più disparati. Ho avuto contratti di collaborazione occasionale, contratti d’opera, co. co. co…. contratti di tre mesi, sei mesi, un anno…
All’inizio la cosa più angosciante era non sapere se me l’avrebbero rinnovato e ora la cosa più angosciante è sapere che probabilmente me lo rinnoveranno e nulla cambierà. Passano gli anni, cerco di costruire qualcosa, vado a vivere con il mio compagno, riusciamo a comprare una casa con l’aiuto della sua famiglia ma quella sensazione non va mai via. E’ difficile, specialmente per una persona con il senso di responsabilità che ho io, fare progetti in questa situazione. E’ duro convivere con la sensazione che la tua vita dipende dall’umore di chi ti deve rinnovare il contratto, da un progetto che può partire oppure no.
Sento i giorni scorrere e gli anni fuggire via, comincio a sentirmi vecchia… Mi piacerebbe poter stare un po’ tranquilla, poter essere meno nervosa, poter pensare di fare un bambino…
Insomma sta mattina non sono proprio di buon umore. Sarà il cielo grigio o la sonnolenza primaverile ma mi sento stanca.